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L’artrosi è una malattia a carico delle articolazioni, soprattutto della colonna vertebrale e delle ginocchia, che colpisce la cartilagine, provocando lesioni degenerative della stessa (osteofiti). A differenza dell’artrite (che è un processo infiammatorio), l’artrosi è un processo degenerativo. Si manifesta inizialmente con lesioni involutive delle articolazioni (perdita della cartilagine che riveste i capi articolari), causate o da sovraccarico o dall’attività di enzimi che attaccano la cartilagine. I condrociti (cellule che producono il tessuto cartilagineo) diminuiscono e i detriti che si formano per la degenerazione del tessuto vengono fagocitati dai macrofagi. L’opera di questi ultimi avviene con il rilascio di sostanze che producono un’infiammazione locale che danneggia ulteriormente la cartilagine fino alla totale scomparsa. Si hanno quindi modificazioni del tessuto osseo circostante, osteofitosi periarticolari (generazione di osteofiti, escrescenze ossee anomale), distrofie, sclerolipomatosi periarticolari. L’artrosi può essere localizzata o generalizzata. Nel primo caso dipende da fattori specifici della zona colpita, come traumi e malformazioni, mentre nel secondo caso è causata da un complesso di fattori non tutti perfettamente identificati: senescenza dei tessuti, alterazioni endocrine, fattori di sovraccarico articolare come l’obesità e disturbi metabolici di vario tipo. È propria dell’età avanzata (colpisce l’80% delle persone con più di sessantacinque anni), ma può interessare anche soggetti relativamente più giovani, e si manifesta con una notevole riduzione della funzionalità dell’articolazione. L’artrosi è inizialmente caratterizzata da dolori lievi, più frequenti nelle ore che seguono il risveglio e in quelle che precedono il riposo. Il dolore non deriva dall’articolazione (che è priva di terminazioni nervose), ma dall’infiammazione della membrana sinoviale, da stiramenti dei legamenti e della capsula, da microfratture ossee ecc. I sintomi si acuiscono con il progredire della malattia, provoca†Índo sofferenza ininterrotta e riduzione o inibizione delle capacità motorie. La diagnosi è facile, ma alcuni accertamenti (radiografia, TAC e risonanza) possono essere utili per verificare la gravità della patologia. Il trattamento varia in relazione all’articolazione interessata e allo stadio raggiunto dalla patologia. I casi più lievi possono trarre giovamento da fisiochinesiterapia e assunzione di farmaci antinfiammatori (soprattutto gli inibitori della Cox-2 come il celecoxib che presentano meno effetti collaterali degli antinfiammatori classici) e analgesici; le infiltrazioni di cortisone e l’uso di lubrificanti articolari deve essere molto cauto perché nel tempo può aggravare il problema; nei casi più gravi, quando la malattia si trova in uno stadio molto avanzato, può essere necessario ricorrere all’intervento chirurgico, sostituendo una protesi all’articolazione danneggiata. I risultati delle protesi sono positivi sia per la durata (oltre il 90% di successo a 12 anni dall’intervento) sia per il recupero. Oggi sta acquistando una sempre maggiore importanza la prevenzione con l’uso di antiossidanti e di sostanze come la glucosamina e l’acido ialuronico. Oltre all’età, fattori predisponenti sono l’obesità, il superlavoro (anche sportivo) dell’articolazione, i traumi, il sesso (dopo i 55 anni sono le donne le più colpite). Solo in una percentuale piccola di casi si individua una predisposizione ereditaria (difetto di produzione di collagene).

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