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  Approccio biologico

Negli ultimi anni e’ stato coniato il termine “bio ortopedia” ed ha subito incontrato vasto consenso in ambito internazionale in quanto nuovo sistema terapeutico per molte affezioni dell’apparato muscolo scheletrico.

Il Bio ortopedico sfrutta la possibilita’ di estrarre cellule dal nostro organismo, concentrarle o coltivarle e reinserirle nel corpo umano nella zona  da curare; questo  dopo lesioni acute ma anche in patologie croniche dei tessuti muscolari, tendinei, ossei o cartilaginei.

Oggi le tecniche di ingegneria tissutale hanno reso possibile la realizzazione di bio materiali su cui seminare le cellule progenitrici mesenchimali o staminali per ricostruire la zona lesionata rigenerando un tessuto anatomicamente identico all’originale, si aprono così nuovi orizzonti nel trattamento dei traumi e probabilmente nella prevenzione e cura dell’invecchiamento articolare ovvero dell’artrosi.

Il Dr Alberto Gobbi e’ stato tra i primi in Italia ad occuparsi di bio tecnologie per il trattamento delle lesioni degli sportivi e da diversi anni collabora con importanti centri di ricerca in USA, Giappone ed Europa nella sperimentazione di nuove bio terapie in campo ortopedico.

Il trattamento con plasma arricchito di piastrine (Platelet Rich Plasma – P.R.P.) è una innovativa tecnica terapeutica utilizzata per curare comuni patologie muscoloscheletriche e traumi sportivi (ad es. il gomito del tennista, tendinopatie achillee e rotulee, lesioni legamentose, stadi iniziali dell’artrosi, ecc…) e per molti pazienti rappresenta una valida alternativa alla soluzione chirurgica. Si basa su meccanismi naturali dell’organismo in quanto sfrutta le elevate capacità rigenerative e di guarigione dei fattori di crescita rilasciati dalle piastrine contenute nel sangue.

E’ di facile esecuzione e sostanzialmente privo di effetti collaterali, gli effetti non sono immediati, occorre attendere qualche settimana ma promuove la guarigione dei tessuti e permette un significativo miglioramento della sintomatologia ed una drastica ripresa di funzionalità del gesto sportivo.

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Nei casi piu’ gravi o negli insuccessi della terapia incruenta sara’ necessario ricorrere all’ intervento chirurgico oggi reso piu’ semplice dalle tecniche artroscopiche e micro invasive. L’intervento puo’ consistere in tecniche “riparative” ovvero nella semplice “levigatura” o “shaving” della cartilagine residua alla condroplastica in cui mediante un’apposita fresa vengono regolarizzati i margini della lesione asportando la cartilagine danneggiata oppure alle cosiddette “microfratture” che consistono nel praticare piccoli forellini all’interno della lesione in modo da creare una superficie ruvida che faciliti l’adesione del coagulo ed introdurre cellule mesenchimali, allo scopo di facilitare il rilascio di fattori ormonali (growth-factors). Recentemente sono state messe a punto delle sostanze che possono migliorare la qualita’ di tessuto prodotto dall’organismo dopo microfratture. Derivato dai chitosani (glucosamina) il Car Gel viene mescolato al sangue del paziente ed utilizzato per formare un coagulo ricco di cellule che aderisce fermamente alla lesione stessa. 

Passando a tecniche piu’ evolute le cosiddette “rigenerative” la piu’ classica e’ il trapianto di condrociti: in questo caso si fanno crescere le cellule del paziente in laboratorio per riapplicarle nella sede di lesione. Oggi pero’ l’ingegneria tissutale e l’impiego delle cellule mesenchimali e staminali adulte permette di ricostruire la cartilagine articolare, associando le cellule indifferenziate prelevate dal midollo osseo dello stesso soggetto, a biomateriali che forniscono il supporto idoneo alla loro crescita.